PO146 – La Lipoprotein–Aferesi riduce la progressione della malattia aterosclerotica nei pazienti con ipercolesterolemia familiare (IF), modulando il network delle citochine coinvolte nel signaling dell’aterosclerosi.

Autori: S. Simone, F. Rascio*, N. Campobasso, M. Strippoli, P. Pontrelli, G. De Palma, G. Grandaliano*, L. Gesualdo, G. Pertosa
Affiliazioni:  UOC di Nefrologia, Dialisi e Trapianto, Dipartimento Emergenza e Trapianti di Organi (DETO), Univ. degli Studi Bari “Aldo Moro”.*UOC di Nefrologia, Dialisi e Trapianto, Dip. di Scienze Mediche e Chirurgiche, Univ. di Foggia

Introduzione

La Lipoprotein–Aferesi (LA) è una modalità di trattamento extracorporeo utilizzata per il trattamento di pazienti con IF in associazione alla terapia ipocolesterolemizzante tradizionale. Differenti studi hanno dimostrato gli effetti benefici di questo trattamento sulla prognosi di eventi cardiovascolari e sulla disfunzione endoteliale attraverso meccanismi al momento non ancora completamente noti.

 

Scopi

Scopo dello studio è stato quello di valutare la progressione della malattia aterosclerotica in un gruppo di pazienti sottoposti a trattamento con LA e di identificare, attraverso un approccio high-throughput, la modulazione del profilo di espressione genica linfomonocitaria di differenti citochine e chemochine coinvolte nel signaling dell’aterosclerosi. I risultati sono stati validati mediante real time PCR ed ELISA.

 

Metodi

In 8 pazienti con IF trattatati con LA (sistema HELP, BBraun Italia) sono stati valutati: 1. la progressione della malattia aterosclerotica vascolare mediante la misurazione dello spessore intima-media carotideo (IMTc) 2. la disfunzione endoteliale mediante lo studio della brachial artery Flow-mediated Dilation (FMD), utilizzando una metodica ultrasonografica B-mode; 3. il profilo di espressione genica nei LMP mediante microarray (Agilent Technologies). I dati ottenuti sono stati valutati mediante analisi statistica (T test per dati appaiati) e funzionale delle pathway (Ingenuity Pathway Analysis, IPA). L’espressione genica e proteica di maggiore interesse sono state validate, rispettivamente, in real time PCR ed ELISA in una coorte indipendente di pazienti (18 Pre e Post-aferesi).

RISULTATI

I pazienti con IF mostravano una significativa riduzione della IMTc (p=0.035) dopo circa 36 mesi di trattamento con LA ed un rapido incremento dei valori di FMD (p=0.0051) già dopo una singola seduta di aferesi.

Effetti della LA sull’IMTc e sulla FMD. *p≤0.05, **p≤0.01

L’analisi dei microarray ha identificato 83 geni differentemente espressi [fold-change (FC) ≥2,0] nei LMP, isolati primi e dopo LA.

La PCA e la Heat map dimostrano che i LMP dopo trattamento con LA hanno una diversa gene signature
Riga in alto: livelli di espressione genica di citochine pro-infiammatorie misurate mediante saggio ELISA nei LMP. Riga in basso: livelli di citochine pro-infiammatorie misurate mediante saggio ELISA nei sieri. *p≤0.05, **p≤0.01, ***p≤0.005, ****p≤0.0001

In particolare, sono risultate significativamente down-regolate alcune citochine pro-infiammatorie coinvolte nello sviluppo e progressione del processo aterosclerotico: l’interleuchina 1 (FC=-2.97), l’Interleuchina 6 (FC=-2.07), l’Interleuchina 8 (FC=-3.56) e CCL2 (FC=-2.13). La differente espressione di tali geni è stata validata, mediante real time PCR, in una coorte indipendente di pazienti (IL-1 p=0.0003; IL-6: p=0.0107; IL-8 p=0.0101; CCL2 p=0.0047). Inoltre, l’analisi di espressione proteica (ELISA) ha confermato una significativa riduzione dopo trattamento aferetico (IL-1b: Pre 2.77±0.4, Post 0.93±0.2 pg/ml, p=0.0033; IL-6 Pre 2.09±0.6, Post: 1.02 ±0.5 pg/ml, p=0.0193; IL-8: Pre 141.53±45.0, Post: 27.9±5.2 pg/ml, p=0.0085; CCL2 Pre 485.5±38.0, Post: 330.2±51.0 pg/ml, p<0.0001).

CONCLUSIONI

Il trattamento con LA può contribuire a ridurre il rischio cardiovascolare attraverso la modulazione di differenti pathway coinvolte nella progressione del processo dell’aterosclerosi e nella disfunzione endoteliale. Questa osservazione potrebbe aprire nuove prospettive nella prevenzione del rischio cardiovascolare nei pazienti affetti da IF resistente alla terapia convenzionale. ​

Bibliografia:

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