Autori: Domenico Santoro (1), Viviana Lacava (1), Ylenia Ingrasciotta (2), Ilaria Marcianò (2), Gianluca Trifirò (2)
Affiliazioni: (1) UOC di Nefrologia e dialisi, Policlinico G. Martino, Messina. (2) UOC di Farmacologia, Policlinico G. Martino, Messina.
Introduzione: La resistenza alla terapia con eritropoietina viene generalmente definita come la necessità di aumentare le dosi del farmaco (dal 25 al 100 % in più rispetto alla dose iniziale) per incrementare e/o mantenere i livelli di emoglobinemia intorno a 11 g/dl nei pazienti affetti da IRC e intorno a 10 g/dl nei pazienti affetti da cancro. La resistenza agli ESAs con conseguente aumentato dosaggio, comporta un aumentato rischio di comorbidità e mortalità nella popolazione trattata. Al fine di identificare nuovi fattori predittivi di resistenza agli ESAs abbiamo analizzato attraverso uno studio osservazionale di popolazione pazienti con differente risposta alla terapia con eritropoietina.
Metodo: Lo studio di popolazione è stato condotto su un database di pazienti in terapia con ESAs creato dalle ASP di Treviso e Caserta dal 2009 al 2015. Il delta-emoglobina (ΔHb) è stato calcolato come la differenza tra il valore di HB basale, registrato al massimo 30 giorni prima della prima somministrazione di ESAs e il valore di Hb misurato tra i 30 e i 180 giorni dall’inizio della terapia. Il riscontro di un ΔHb<0 g/dl durante il periodo di follow-up, è stato considerato un indice di non-responsività agli ESAs. E’ stato realizzato un modello univariato e successivamente un modello multivariato di regressione logistica binaria e curve ROC, includendo tutti i potenziali fattori di rischio di resistenza agli ESAs.
Risultati: Sono stati identificati complessivamente 1080 pazienti che hanno iniziato terapia con ESAs (IRC: 616, 57%; cancro: 464, 43%). Nei pazienti affetti da IRC, elevati livelli di proteina C reattiva (PCR) (OR 1.2: P=0.060) ed alti valori di Hb basali (OR 1.7;P<0.001), sono risultati essere associati a resistenza agli ESAs. Mentre nei pazienti affetti da cancro, il riscontro di alti valori di Hb basale (OR 1.7;P=0.007) e la comorbidità cardiovascolare sono risultati essere fattori predittivi di iporesponsività, sebbene la storia di cardiopatia ischemica sia al limite della significatività (OR 2.7;P=0.072). Il tipo di ESA somministrato (originator o biosimilare) non è stato un fattore predittivo di resistenza agli ESA, mentre l’uso concomitante di preparati di ferro (OR 0.3;P=0.002), l’utilizzo di alti dosaggi di ace inibitori e/o sartani (OR 0.5;P=0.022) e la presenza di acidosi (PH < 7,38 e HCO3- <22 mmol/l) (OR 0.6;P=0.037), migliorano la risposta alla terapia nei pazienti affetti da IRC.
Conclusioni: Alcuni dei fattori da noi identificati quali i livelli di PCR, il valore basale di Hb, il mancato uso di preparazioni di ferro nei pazienti affetti da IRC e il valore di Hb basale nei pazienti affetti da cancro, sono stati già correlati in precedenza alla resistenza agli ESAs. I nostri dati evidenziano inoltre come l’uso di alte dosi di ace inibitori e/o sartani e la presenza di acidosi migliorino la risposta alla terapia. Per questi ultimi due fattori analizzati, ulteriori studi sono necessari per elucidare i potenziali meccanismi alla base dell’aumento della risposta agli ESAs, in modo da migliorare la gestione dell’anemia ed ottimizzare la terapia dei pazienti uremici ed oncologici.
Bibliografia:
