CO 36 – L’espressione del CCR2 nei linfomonociti periferici del ricevente predice l’insorgenza della ritardata ripresa funzionale nel rene trapiantato

Autori: Paola Pontrelli(1), Federica Rascio(2), Francesco Pesce(1), Matteo Accetturo(1), Giuseppe Castellano(1), Simona Simone(1), Gianluigi Zaza(3), Marco Fiorentino(1), Loreto Gesualdo(1), Giovanni Stallone(2), Giuseppe Grandaliano(2)
Affiliazioni:  (1)DETO, Sezione di Nefrologia, Università di Bari “A. Moro”; (2)Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Sezione di Nefrologia, Università di Foggia; (3)Dipartimento di Medicina, Sezione di Nefrologia, Università di Verona.

Introduzione. La ritardata ripresa funzionale del rene trapianto (DGF) con la necessità di trattamento dialitico entro il settimo giorno dal trapianto, è associata ad una ridotta sopravvivenza a lungo termine dell’organo trapiantato. Il danno da ischemia/riperfusione e l’infiammazione sono considerati importanti fattori patogenetici in questo scenario. Scopo del nostro studio è stato quello di ricercare dei bio-marcatori  precoci per identificare i riceventi a rischio.

Metodi. A tale proposito abbiamo isolato i linfomonociti periferici prima del trapianto (T0) da 34 riceventi trapianto di rene che hanno avuto DGF dopo il trapianto e 36 riceventi che hanno avuto una normale ripresa funzionale dopo il trapianto (EGF). I profili trascrittomici dei linfomonociti periferici di 10 pazienti DGF e 10 EGF al T0 selezionati casualmente sono stati valutati mediante microarray (Affimetrix Gene chip). I risultati sono stati analizzati statisticamente (GeneSpring GX 11.5) e funzionalmente (Ingenuity Pathway Analysis –IPA-). Infine i risultati sono stati validati mediante Real time PCR in una coorte indipendente di pazienti.

Risultati. Il confronto dei profili trascrittomici fra pazienti che hanno avuto DGF ed EGF (False discovery rate<5%, fold change>1.5) ha evidenziato 273 geni differenzialmente espressi, inclusi in 13 network funzionali. La Principal Component Analysis, permetteva di discriminare perfettamente i due gruppi di pz. L’analisi mediante il software IPA delle principali funzioni biologiche e patologiche in cui tali geni erano inclusi, indicava l’infiammazione (p range=9,8E-05/1,4E-14, 65 geni) e la risposta infiammatoria (p range=3,6E-04/3,2E-14, 80 geni), come i due principali processi rilevanti per i pazienti con DGF. Inoltre, diversi network funzionali includevano geni coinvolti nel traffiking delle cellule immuni e nella risposta infiammatoria. Tra i geni inclusi in questi network, il CCR2 era up-regolato nei pazienti con DGF (FC=2.081). I livelli di espressione del CCR-2 e di MCP-1 risultavano significativamente aumentati in una coorte indipendente di riceventi trapianto renale che hanno sviluppato DGF (p=0.004). Infine, abbiamo applicato l’analisi della curva ROC per valutare l’utilità del CCR2 come marcatore predittivo di DGF. L’AUC della curva ROC era di 0.732 (p=0.001) e l’espressione genica del CCR2 di 1.38 permetteva di discriminare i pazienti con DGF con una sensibilità del 74% e una specificità del 68%.

Conclusione. I nostri risultati suggeriscono che l’espressione del CCR2 nei linfomonociti periferici del ricevente predice l’insorgenza della DGF nel rene trapiantato. L’aumentata espressione del CCR2 sui linfomonociti periferici dei pazienti che svilupperanno DGF, potrebbe infatti aumentare il richiamo di monociti/macrofagi nel rene trapiantato, in risposta agli aumentati livelli del ligando MCP-1, già osservati durante la morte celebrale del donatore.

Bibliografia:

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