Autori: L.Buzzi (1), G. Grasso (1), F. Ferrario (1), C. Sarcina (1), C. Gambirasio, S. Ponti, I. Baragetti, E. Corghi
Affiliazioni: Nefrologia e Diali, Ospedale Bassini, Cinisello Balsamo, ICP Milano
Introduzione: la gestione degli accessi vascolari (AV) è multidisciplinare e richiede la collaborazione di infermieri, nefrologi, chirurghi vascolari e radiologi interventisti. Gli operatori spesso lavorano in modo disgiunto ed eterogeneo, essendo sprovvisti di uno strumento operativo che integri il lavoro di tutti.
Scopo: realizzare un percorso di cura integrata degli AV attraverso un software operativo che garantisca una gestione degli AV continua ed uniforme per identificare precocemente gli AV a rischio di trombosi.
Pazienti e metodi: abbiamo sviluppato un percorso di cura degli AV nativi e protesici articolato in 3 fasi: F1: mapping vascolare pre-operatorio; F2: monitoraggio e sorveglianza degli AV; F3: trattamento rescue con procedure interventistiche, e con i seguenti requisiti: 1-screening di I livello semplice, ripetibile, accurato e rapido; 2-utilizzo dati di facile raccolta e rapidamente condivisibili; 3-sintesi ed interpretazione immediata dei risultati 4-rapida segnalazione del problema con attivazione dello screening di II livello e delle eventuali procedure interventistiche; 5-rilevazione dell’efficacia delle procedure eseguite. Abbiamo creato SMAV, Software di Monitoraggio degli Accessi Vascolari: ogni pz ha una scheda in cui registrare: il mapping preoperatorio, le procedure interventistiche, un archivio fotografico illimitato che mostri le sedi di puntura e l’evoluzione dell’AV nel tempo, l’esito e le immagini degli eco-Doppler e, per ogni singola seduta, i seguenti dati: modalità di puntura, media delle pressioni di aspirazione e di restituzione rispetto alla velocità della pompa sangue, KT/V, tempo di emostasi, eventuali ematomi, ipotensioni. Il tempo per registrare i dati di ogni seduta è 1 minuto. Almeno mensilmente ogni infermiere esegue, registrandone l’esito, un esame dell’AV dei pz di cui è referente, con: 1. ispezione di arto+emitorace 2. palpazione 3. auscultazione 4. test del sollevamento del braccio 5. rilevazione del dolore 6. QB stress test (solo in FAV native). Con un codice colore SMAV segnala un potenziale problema: il nefrologo prende visione dell’alert, integra i dati raccolti con un eco-Doppler ed identifica la causa del problema e l’iter terapeutico più corretto. La registrazione dei dati dopo la procedura correttiva fornisce l’indicatore di risultato. Dal novembre 2015 monitoriamo quotidianamente con SMAV 100 pz emodializzati (N1). Abbiamo confrontato il numero di trombosi e di procedure endovascolari occorse dal novembre 2015 al maggio 2017 con quelle avvenute nei 19 mesi antecedenti all’uso di SMAV in 100 dializzati (N2) simili a N1 per sesso, età anagrafica e tipo di AV.
Risultati: Su 100 pz monitorati con SMAV, abbiamo osservato 1 caso di trombosi contro i 10 osservati nei 19 mesi prima di SMAV (p=0.008, Pearson Chi2=6.96), indipendentemente da età anagrafica e dialitica dei pz, età dell’AV, fattori di rischio cardiovascolare, assunzione di antiaggregante o anticoagulante. Il numero di procedure endovascolari è stato inferiore anche se non statisticamente significativo: 26 vs 49, ovvero 1 procedura/16 mesi/pz vs 1 procedura/12 mesi/pz, p=0.5 ). In 13 pz controlli di se stessi, con età media di 70±11 anni, età dialitica di 109±63 mesi ed età dell’AV di 74±39 mesi, le procedure endovascolari sono state solo 8, contro le 26 eseguite prima di SMAV, ovvero 1 procedura/30 mesi/pz vs 1 procedura/10 mesi/pz (p=0.003).
Conclusione: SMAV è uno strumento di lavoro rapido ed efficace: rende gli infermieri e i medici più attenti al monitoraggio dell’AV e migliora la cura dell’accesso vascolare, prevenendo le trombosi e riducendo le procedure interventistiche
Bibliografia:
