PO181 – PRESENZA DI ANTICORPI ANTI-RITUXIMAB: UN MARCATORE DI FALLIMENTO TERAPEUTICO?

Autori: L. Solfietti, R. Fenoglio, S. Sciascia, M. Alpa, Dario Roccatello.
Affiliazioni:  1Struttura Complessa a Direzione Universitaria di Nefrologia e Dialisi e Centro di Ricerche di Immunopatologia e Documentazione Malattie Rare, Ospedale Giovanni Bosco e Università di Torino.

INTRODUZIONE: Gli anticorpi monoclonali (Mab) sono ormai ampiamenti utilizzati con successo per la cura di molte malattie immunologiche. In un numero non trascurabile di pazienti la terapia con MAb è seguita dallo sviluppo di anticorpi anti-farmaco (ADA) diretti contro l’anticorpo monoclonale utilizzato. Negli ultimi anni sono stati validati numerosi metodi per la valutazione/quantificazione dell’immunogenicità dei farmaci biologici. Verosimilmente gli ADA formano immunocomplessi con gli MAb aumentandone la clearance e riducendo i livelli ematici del farmaco. Molti infatti sono gli studi che riportano una relazione inversa tra “drug-level” e formazione di anticorpi anti-MAb. Inoltre, i pazienti che sviluppano anticorpi anti-MAb, hanno un rischio aumentato di reazione avverse durante l’infusone del farmaco, incluso lo shock anafilattico. L’utilizzo di Rituximab, MAb anti-CD20, spesso è seguito dallo sviluppo di ADA.

 SCOPO DELLO STUDIO: valutare la presenza di ADA in una popolazione di pazienti (37) senza risposta o con riposta parziale alla terapia con RTX o con comparsa di reazioni infusionali.

 RISULTATI: Abbiamo identificato elevati titoli di ACA (> 1,000 AU) in 5/37 pz (13.5%) (TAB.I): 2 con Lupus Erythematosus Sistemico (LES), 2 con Nefropatia Membranosa (NM) e 1 pz con Crioglobulinemia (C), (Tab.I). In 4 di loro gli elevati titoli di ACA erano correlati con una mancata risposta alla terapia con Rituximab. Nell’altro caso la comparsa di elevati livelli di ACA è stato contestuale ad una severa reazione da ipersensibilità durante l’infusione del farmaco.

 CONCLUSIONI: La ricerca e il monitoraggio degli anticorpi anti-Rituximab, soprattutto nei pazienti sottoposti a più cicli terapeutici, può limitare i rischi di reazioni avverse e supportare una strategia di trattamento più razionale. Tale indagine pertanto potrebbe essere indicata in tutti i pazienti in cui non si sia ottenuta una risposta soddisfacente e/o prima di ripetere ulteriori cicli terapeutici con RTX.

 

Bibliografia:

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