Autori: 1La Russa A, 1Perri A, 1Lofaro D, 1Vizza D, 1Toteda G, 1Lupinacci S1, 1Bonofiglio M, 1Leone F, 1Gigliotti P, 1Filice L,1Bonofiglio R.
Affiliazioni: 1Centro di Ricerca “Rene e Trapianto” – UOC Nefrologia e Dialisi abilitata al Trapianto, AO Cosenza.
INTRODUZIONE: La Microangiopatia Trombotica (TMA) è una condizione rara che include una serie di disordini quali la Porpora Trombotica Trombocitopenica (PPT), la Sindrome Emolitico-Uremica atipica (SEUa) e quelli secondari a SEUa. Circa il 5% dei pazienti con Lupus nefritico (SLE) presenta TMA con o senza anticorpi anti-fosfolipidi. Inoltre, il SLE fa parte delle patologie caratterizzate da una amplificazione del complemento (CACs). In particolare Song et al ha dimostrato che l’over-attivazione della via classica e alterna del complemento potrebbe esercitare un ruolo importante nella patogenesi della TMA nel SLE. Recenti studi riportati in letteratura sottolineano che non solo le mutazioni ma anche alcuni aplotipi di rischio a carico dei geni che codificano per i fattori regolatori del complemento risultano determinanti sia nell’ espressione fenotipica che nell’outcome della malattia.
Scopo del nostro lavoro è stato quello di investigare il ruolo di eventuali aplotipi a carico dei geni del complemento nell’espressione fenotipica della TMA in differenti patologie.
METODOLOGIA: abbiamo arruolato in maniera retrospettiva 40 pazienti con LES (6 con SLE + TMA e 24 con solo SLE), 2 con PTT, 2 con SEUa e 1 con Dense Deposit Disease (DDD). Per tutti i pazienti è stata effettuata una critica revisione dei dati clinici/laboratoristici/strumentali/bioptici renali, contenuti nelle cartelle. In tutti i pazienti, previo consenso informato, abbiamo estratto il DNA da sangue periferico e successivamente abbiamo effettuato, attraverso sequenziamento diretto, l’analisi genetica a carico dei geni che codificano per le proteine regolatrici del complemento (CFH, MCP, CFI, CFB, C3, THBD), utilizzando primers già descritti in letteratura. Inoltre tutti i pazienti sono stati sottoposti nella fase acuta a dosaggio ELISA dell’attività enzimatica dell’ADAMTS13.
RISULTATI: L’analisi genetica ha evidenziato in 9/45 la presenza di una nuova ricombinazione di SNPs (aplotipo) a carico del gene CFH (c.184G, IV2-18delTT, c.921A, c.1204T, c.1419A). In particolare, tale ricombinazione è stata riscontrata in 6 pazienti con SLE+TMA, 1 paziente con PTT, 1 paziente con SEUa e nel paziente con DDD. Il Saggio ELISA mostrava una attività enzimatica dell’ADAMTS13 < 5% soltanto nei pazienti affetti da PTT. L’analisi delle cartelle cliniche evidenziava che nei 9 pazienti era presente una condizione di TMA che noi abbiamo considerato “severa” poiché verosimilmente responsabile, all’esordio, sia del coinvolgimento multiorgano che della mancata risposta alle terapie convenzionali. In maniera interessante abbiamo infatti osservato una immediata regressione del quadro clinico nel paziente affetto da PTT solo dopo trattamento con Eculizumab. Analoga risposta veniva osservata nel paziente affetto da DDD. La ricombinazione di SNPs non è stata evidenziata nei pazienti con SLE senza TMA.
CONCLUSIONI: I nostri risultati hanno evidenziato la presenza di un nuovo aplotipo a carico del CFH che potrebbe avere condizionato sia l’esordio della malattia che la risposta alla terapia. Studi futuri saranno necessari per ampliare il campione al fine di poter verificare se tale aplotipo potrebbe rientrare nella categoria degli aplotipi di rischio per la TMA indipendentemente dalla malattia di base dalla quale è affetto il paziente. Infine, i nostri dati sono supportati dalla recente ipotesi presente letteratura secondo la quale l’approccio diagnostico-terapeutico alle TMA dovrebbe essere rivalutato e che l’analisi genetica è necessaria per la discriminazione delle varie forme di TMA

Bibliografia:
