PO103 – IMPIEGO DELL’UROFLUSSIMETRIA NELLA DIAGNOSI DI PATOLOGIE UROLOGICHE MISCONOSCIUTE IN PAZIENTI NEFROPATICI

Autori: S. Lai, M.Von Heland, M. Mangiulli, F. Ferrazzoli, G. Russo, Y. Esposito, G. Innico, B. Coppola, A.Galani, S.Pastore, L.Piloni, S.Salciccia, A.Perrotta, P.Protopapa, G.Pintus. D. Mastroluca. Gruppo di studio SIN di Nefrologia Geriatrica
Affiliazioni:  Dipartimento di Medicina Clinica, Dipartimento di Medicina Interna e Specialità Mediche, Sapienza, Università di Roma.

INTRODUZIONE

La malattia renale cronica (MRC) presenta una prevalenza in costante aumento nella popolazione mondiale dove raggiunge il 13%, mentre in Italia interessa il 7,5% degli uomini e il 6,5% delle donne (studio CHARES). La MRC è una condizione associata ad elevata morbilità e mortalità e la malattia cardiovascolare è la principale causa di morte. Diabete mellito e ipertensione arteriosa rappresentano le cause più comuni di MRC, tuttavia esistono altre condizioni la cui prevalenza negli adulti non è del tutto nota. Le cause più frequenti sono reflusso vescico-ureterale congenito o acquisito (VUR), che può determinare la nefropatia da reflusso, infezioni urinarie ricorrenti (UTI), che possono causare pielonefriti, ostruzioni del tratto urinario, che possono essere causate da alterazioni anatomiche e funzionali (sindrome del giunto, rigidità del collo vescicale, valvole uretrali congenite, stenosi uretrale, nefrolitiasi, neoplasie, iperplasia prostatica benigna) e la vescica iperattiva, condizione prevalente nel sesso femminile. Queste patologie possono presentare notevoli complicazioni, ben note in realtà, ma difficili da identificare e definire, a causa della loro insidiosa insorgenza e della lenta progressione. Ipertensione, proteinuria, difetti di concentrazione delle urine, iperkaliemia, acidosi metabolica, glomerulosclerosi focale e segmentale e MRC sono le complicanze più comuni che hanno un impatto significativo sulla prognosi renale e cardiovascolare a lungo termine. Lo scopo di questo studio è stato quello di valutare la prevalenza di malattie funzionali urologiche non diagnosticate in pazienti stabili provenienti da ambulatori nefrologici ed eventuali associazioni con funzione renale, diabete, ipertensione, infezioni ricorrenti e proteinuria.

MATERIALI E METODI

Abbiamo eseguito uno studio osservazionale su 83 pazienti consecutivi clinicamente stabili seguiti presso l’ ambulatorio di nefrologia del Policlinico Umberto I di Roma. I pazienti sono stati analizzati dal punto di vista anamnestico utilizzando i questionari International Prostate Symptom Score (I-PSS) and Incontinence Questionnaire-ShortForm (ICIQ-SF). Per la valutazione strumentale è stata impiegata l’uroflussimetria, considerando i valori di Max Flow Rate (valori normali (v.n.): 20>x<35 ml/sec), Voiding Time ( v.n: < 20 secondi) e Voided Volume (v.n:>150ml).

RISULTATI

Sono stati arruolati 83 pazienti (43 maschi) con un’età media di 59,85 ± 13,39. Il nostro studio ha mostrato una prevalenza del 49,5% di uropatie funzionali nella nostra popolazione, riscontrando in 28 maschi e 10 femmine una significativa riduzione di Qmax (p<0,001) e in 21 femmine un significativo aumento di Qmax (p <0,001). Inoltre abbiamo dimostrato una significativa associazione tra Qmax e creatinina (p = 0,013), eGFR (p = 0,029) e volume di svuotamento (p = 0,05), mentre la proteinuria era maggiore in questi pazienti (42.1% vs 12.5%), ma non raggiungeva la significatività statistica (p= 0.789). Inoltre abbiamo mostrato una significativa associazione tra Qmax alterata con CKD (ᵪ2 = 1.885, p = 0.170) e infezioni ricorrenti (ᵪ2 = 8.886, p = 0.012), mentre non abbiamo mostrato un’associazione con la proteinuria (ᵪ2 = 0.484, p = 0.785), il diabete (ᵪ2 = 0,334, p = 0,563) e l’ipertensione (ᵪ2 = 1,885, p = 0,170).

CONCLUSIONI

Nel nostro studio abbiamo mostrato una elevata prevalenza di malattie funzionali urologiche nei pazienti nefropatici, pertanto suggeriamo di inserire lo studio urodinamico come test di primo livello per identificare possibili disturbi urologici nei pazienti nefropatici, soprattutto considerando la facilità di esecuzione, la ripetibilità, la non invasività e il basso costo. Un’assistenza multidisciplinare nei pazienti nefropatici, compreso l’esame uroflussimetrico e la valutazione urologica, potrebbero contribuire a identificare le cause potenzialmente trattabili di MRC, per migliorare lo standard di cura e il risultato clinico. La prevenzione e il trattamento precoce, infatti, potrebbero essere utili non solo a rallentare la progressione della malattia renale, ma anche a ridurre la spesa sanitaria pubblica ad essa associata.

 

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