Autori: Ortalda V (1),Pessolano G.(2),Tomei P.(1),Lupo A.(1)
Affiliazioni: (1) Divisione di Nefrologia,A.O.U.I.-Verona (2) U.O.C Nefrologia e Dialisi, Ospedale di Bolzano, Azienda Sanitaria Alto Adige
RAZIONALE
Il corretto controllo dell’iperfosforemia è uno degli obiettivi più importanti da perseguire nella gestione del paziente in dialisi e dipende da diversi fattori: dieta, dialisi e aderenza alla terapia (1). Gli alimenti contenenti fosforo in forma di additivo sono sempre più presenti sulle tavole dei nostri pazienti dializzati e un eccessivo introito dietetico di fosforo determina un riassorbimento intestinale superiore alla rimozione dialitica (2), causando iperfosforemia. Con questo studio abbiamo verificato come attraverso un adeguato couseling nutrizionale e formativo per gli infermieri di dialisi è stato possibile ottenere nei nostri pazienti un adeguato controllo del fosforo riducendo anche l’utilizzo dei chelanti.
METODI
Sono stati selezionati 110 pazienti di età media 65 anni (± 15 aa) dei quali 76 maschi e 34 femmine, in trattamento emodialitico tri-settimanale presso il Nostro Centro da almeno sei mesi e con livelli di fosforemia superiori 5.5 mg/dl. Tutti i pazienti sono in trattamento con chelanti al fosforo e di questi 46 erano senza care giver. Sono stati esclusi i pazienti con patologie neuro-degenerative e i pazienti residenti in Istituti di cura. Ad ogni paziente è stato distribuito un questionario da compilare durante la seduta dialitica e in modo autonomo, composto da 10 domande a risposta multipla relative al contenuto di fosforo nei vari alimenti e all’assunzione dei chelanti. Successivamente ad ogni paziente è stato distribuito un opuscolo illustrativo sul contenuto di fosforo nei vari alimenti. Dopo due settimane dalla distribuzione dell’opuscolo, è stato eseguito un colloquio tra gruppi di pazienti, alcuni accompagnati dal care-giver, medico e infermiere e contestualmente sono stati organizzati degli incontri per tutti gli infermieri del Centro dialisi per sviluppare conoscenze e competenze professionali sulla terapia medica del paziente in dialisi e specificatamente sul problema dell’iperfosforemia al fine di aumentare la compliance dei pazienti ai trattamenti farmacologici domiciliari.
RISULTATI
I dati del questionario hanno evidenziato che il 74% dei pazienti non sapeva quali fossero gli alimenti con minore contenuto di fosforo ed il 79% dei pazienti non assumeva la terapia con chelanti prescritta.
Dopo un mese dal couseling nutrizionale e dagli incontri con gli infermieri del centro si è assistito ad una riduzione dei valori di fosforemia intorno al 45% (media – 0.5 mmol/l, p< 0.05 quadratic regression) , più evidente nel gruppo di pazienti con care-giver ed in quei pazienti che avevano una buona interazione con l’infermiere di riferimento.
CONCLUSIONI
Un adeguato controllo della fosforemia è stato raggiunto evitando alimenti ad alto contenuto di fosforo o contenenti additivi e ciò è stato possibile grazie ad un percorso formativo del paziente e del gruppo infermieristico di dialisi rendendoli così parte attiva nel processo di cura insieme al care giver, se presente. Solo informando il paziente ,utilizzando e sensibilizzando anche gli infermieri,che giocano un ruolo chiave e fondamentale nell’istruzione del paziente,sarà possibile modificare le abitudini alimentari.
Bibliografia:
1) Challenge of phosphorus control in hemodialysis patients: a problem of adherence? María Dolores Arenas,Tamara Malek, María Teresa Gil, Analía Moledous, Fernando Alvarez-Ude, Abilio Reig-Ferrer. JNEPHROL 2010 ; 23 (05): 525-534
2) The “phosphorus pyramid”: a visual tool for dietary phosphate management in dialysis and CKD patients. C. D’Alessandro, G.B. Piccoli e A. Cupisti. BMC Nephrol. 2015; 16: 9

