Autori: Mannucci C, Serio P, Giannese D, Marchini M, Egidi MF
Affiliazioni: Nefrologia trapianti dialisi, dipartimento di medicina clinica e sperimentale, Università di Pisa

Il trapianto da donatore vivente è la migliore scelta terapeutica per il paziente uremico, sia in termini di durata del graft, sia in termini di mortalità del paziente. Questa procedura comporta la nefrectomia di donatori sani, che potrebbe esporre il soggetto a problematiche non solo connesse con la riduzione chirurgica della funzione renale. Risulta quindi necessario un approfondimento clinico diagnostico riguardo ai rischi che comporta la donazione di rene.

Abbiamo analizzato la casistica di donatori di rene sottoposti a prelievo dell’organo nel nostro centro dal 2001 al 2014. Sono state analizzate come sorgenti di dati le cartelle dell’ambulatorio trapianti e i report elettronici del server di unità operativa. Sono stati valutati come outcome principale la sopravvivenza e gli eventi cardiovascolari intesi come cardiopatia ischemica e aritmia nel donatore. Sono stati indagati come outcome secondari i fattori di rischio cardiovascolare sviluppati nel post donazione (ipertensione e dislipidemia). I dati sono stati sottoposti ad elaborazione statistica tramite i seguenti test statistici: T di Student, Odd Ratio, test del Chi quadro ed R di Pearson. Il dato è stato considerato statisticamente significativo per P<0,05.

Sono stati inclusi nell’analisi 203 soggetti. il follow-up medio è stato di 100 ± 46.7 mesi (mediana 84). Sono stati esclusi 20 pazienti per insufficiente follow-up.
Il 34,9% dei trapianti è stato effettuato da un donatore non consanguineo.

Il 36,5 % dei donatori è di sesso maschile. L’età media alla donazione è di 51,8 ± 10.8 anni.
Si sono verificati 2 decessi, rispettivamente a 72 mesi dal prelievo (62 anni) per patologia neurologica degenerativa e a 144 mesi dal prelievo (85 anni) per marasma senile.
Gli eventi cardiovascolari verificatisi nella coorte risultano essere 3, rispettivamente 2 fibrillazioni atriali, entrambe ad un anno dalla donazione, ed una ischemia miocardica, a 57 mesi dal prelievo. Gli eventi cardiovascolari si sono verificati tutti nel gruppo di pazienti che ha sviluppato ipertensione arteriosa dopo la donazione.
L’ipertensione, valutata come la necessità di ricorrere a farmaci per il controllo non assunti nel periodo pre trapianto, è stata riscontrata nel 12.5% dei pazienti, 8 volte maggiore rispetto all’epoca pre donazione. Ha interessato prevalentemente pazienti maschi (57,1%) e più anziani alla donazione rispetto al resto della coorte (55.3 ± 9.3 rispetto a 51 ± 10.8). La dislipidemia ha richiesto il trattamento medico dopo il trapianto in un numero di pazienti pari al 12.5% (20 pazienti), circa 7.74 volte maggiore nel post trapianto. I pazienti con ipertensione e dislipidemia risultano più anziani al momento del trapianto (rispettivamente 55.3±9.55 e 54.9±11.5 rispetto a 51.3 ± 10.6), ma conservano la distribuzione di sesso rispetto al totale dei pazienti (35% maschi).
Non emergono influenze statistiche del filtrato glomerulare stimato dopo il trapianto e l’insorgenza di ipertensione e dislipidemia: il dato medio di eGFR analizzato per gli ipertesi risulta essere inferiore rispetto ai non ipertesi (55,9 vs 60,5 ml/min), ma appare solo una tendenza (p=0,097). I pazienti con dislipidemia hanno invece un eGFR medio sovrapponibile al resto della coorte (58,4 vs 60,2 ml/min) (p=0,11).

L’incidenza di episodi cardiovascolari e la mortalità per tutte le cause sono trascurabili nel donatore di rene. Emerge la necessità di monitorare il paziente non solo per la funzione renale, per altro stazionaria, ma anche per i fattori di rischio cardiovascolari nel follow-up post donazione alla luce dell’incidenza di ipertensione e dislipidemia emersa nella nostra casistica. Ulteriori studi sono necessari per indagare le cause e le conseguenze di questa evidenza.



Bibliografia:
