Autori: Marta Calatroni (1), Maria Beatrice Damasio (2), Giorgio Piaggio (2) , Maria Ludovica Degli Innocenti (2), Alice Bonanni (2), Gian Marco Ghiggeri (2), Pasquale Esposito (1) Alessandra Manini (1)
Affiliazioni: 1. S.C. Nefrologia, Dialisi e Trapianto Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo Pavia 2. U.O.C. Nefrologia Dialisi e Trapianto Istituto Giannina Gaslini Genova


Introduzione
Nei primi due anni di vita il 7% degli episodi febbrili senza segni o sintomi di localizzazione è causato da una infezione delle vie urinarie (IVU)(1).Le pielonefriti acute (PNA), se non trattate tempestivamente, possono causare danno parenchimale, ipertensione arteriosa e danno renale cronico. Esse sono caratterizzate da febbre, dolore lombare e urinocoltura positiva.Tuttavia, non sempre appaiono di facile inquadramento in quanto possono presentarsi con disturbi aspecifici quali anoressia, sintomi gastrointestinali, irritabilità e scarso accrescimento ponderale, soprattutto nel lattante.L’urinocoltura, inoltre, può risultare negativa per una bassa carica batterica, per la presenza di batteri atipici o per l’inizio della terapia antibiotica prima dell’esecuzione dell’esame colturale. In questi ultimi casi, può essere necessario l’utilizzo di indagini strumentali.L’ecografia renale è l’indagine di primo livello ma non sempre appare dirimente nella diagnosi di pielonefrite acuta. Tecniche di Risonanza Magnetica (RM) funzionale, quali la DWI (Diffusion-Weighted Imaging),sono in grado di valutare processi flogistici a carico di differenti organi dal punto di vista qualitativo e potenzialmente quantitativo.(2)
Materiali e Metodi
Lo studio ha come oggetto 18 pazienti, giunti alla nostra attenzione per sospetto di pielonefrite acuta. I criteri di inclusione sono stati la presenza di almeno 3 dei seguenti dati clinico-laboratoristici: febbre, sintomi gastrointestinali, elevazione degli indici di flogosi agli esami ematochimici, esterasi leucocitaria o nitriti allo stick urine e urinocoltura positiva.Tutti i pazienti sono stati sottoposti a ecografia dell’apparato urinario. L’obiettivo dello studio osservazionale è quello di valutare la DWI come tecnica di imaging nella diagnosi di pielonefrite acuta in età pediatrica.La DWI-RM è una sequenza T2-pesata che valuta e quantifica il movimento delle molecole d’acqua nei tessuti. Le sequenze pesate in diffusione forniscono informazioni inerenti la cellularità tissutale e l’integrità delle membrane cellulari, essendo il grado di restrizione della diffusività delle molecole d’acqua inversamente correlato a tali caratteristiche. Nei tessuti ad elevata cellularità come i tessuti tumorali, la maggior densità delle membrane causa restrizione della diffusività dei protoni delle molecole d’acqua mentre nei tessuti cistici o necrotici le molecole d’acqua hanno una maggiore libertà di movimento con conseguente aumento della diffusività dei protoni. I foci infartuali e le pielonefriti mostrano valori del coefficiente di diffusione apparente (ADC) ridotti e pertanto un’iperintensità di segnale nelle sequenze DWI.
Risultati
I 18 pazienti studiati presentano un’età media di 4,8 anni e il 66% è di sesso femminile. Le caratteristiche cliniche al momento del ricovero sono elencate in tabella 1. Il 72% ha presentato urinocoltura negativa e quadro clinico-laboratoristico non chiaro. Dal punto di vista ecografico in 5 casi è stata riscontrata la presenza di dilatazione calico-pielica, in 3 casi ispessimento delle pareti pieliche e solo due casi presentavano aree parenchimali focali di alterata ecogenicità. La DWI, invece, ha mostrato la presenza di aree di iperintensità del segnale compatibili con focolaio di pielonefrite acuta nel 61% dei casi. (figura 1a). In 3 pazienti è stata eseguita DWI di controllo a distanza di 6 mesi dalla terapia antibiotica con evidenza in tutti i casi di scomparsa delle alterazioni precedentemente riscontrate. (figura 1b)
Conclusioni
La DWI permette di evidenziare lesioni pielonefritiche focali, di piccole dimensioni e diventa presidio diagnostico importante nei casi di sospetta pielonefrite acuta in pazienti che presentano un quadro clinico-laboratoristico non chiaro e un reperto ecografico non diagnostico. La tecnica, inoltre, non presenta rischi biologici correlati all’ uso mezzi di contrasto quali gadolinio e consente di evitare esposizione a radiazioni ionizzanti.
Bibliografia:
1- AU Shaikh N, Morone NE, Bost JE et al. Prevalence of urinary tract infection in childhood: a meta-analysis.Pediatr Infect Dis J. 2008;27(4):302
2-Sandrasegaran K. Functional MR imaging of the abdomen. Radiol-Clin N Am 52:883-903, 2014)
