Autori: Roccatello Dario (1,2), Sciascia Savino (1,2), Rossi Daniela (1), Alpa Mirella (1), Naretto Carla (1), Radin Massimo (1), Antonella Barreca (3), Fenoglio Roberta (2), Baldovino Simone (1,2), Menegatti Elisa (1)
Affiliazioni: 1-Center of Research of Immunopathology and Rare Diseases – Coordinating Center of the Network for Rare Diseases of Piedmont and Aosta Valley, Department of Clinical and Biological Sciences and University of Turin 2-Nephrology and Dialysis Unit, S. Giovanni Bosco Hospital and University of Turin, Turin, Italy 3-Division of Pathology, Department of Medical Sciences, University of Turin, Turin, Italy
Background: Alcune segnalazioni isolate hanno riportato una potenziale efficacia del rituximab nel trattamento della glomerulosclerosi focale e segmentaria (FSGS) in pazienti pediatrici o pazienti sottoposti a trapianto. Tuttavia, l’uso del rituximab in pazienti adulti con FSGS richiede ulteriori indagini.
Metodi: Otto pazienti con FSGS (età 63,9 ± 14,0 [40-81], 4 donne, 4 uomini) sono stati trattati con rituximab ad alte dosi (8 dosi settimanali di 375 mg/die). Tutti i pazienti inclusi nello studio presentavano al tempo della prima infusione di rituximab una protenuria nefrosica (proteinuria media 5.3 ± 1.9 g/24 h [3.6-8.0]) e dei valori medi di creatinina sierica 2.6 ± 1.2 mg/dl [0.9- 3.7].
I pazienti reclutati presentavano fattori di rischio che precludevano l’utilizzo di corticosteroidi o immunosoppressioni convenzionali. I pazienti sono stati prospetticamente valutati per almeno 2 anni (29,1 ± 8,8 mesi [24-42]).
Risultati: Il trattamento con alte dosi di rituximab non ha dimostrato un’efficacia nel ridurre i livelli di proteinuria in sette degli 8 pazienti che presentavano persistente proteinuria di range nefrosico (5.3 ± 1.9 g/24 h a tempo zero, rispetto ad un valore medio di 3.9 ± 1.8 g/24 h al termine del follow-up, e dei valori medi di creatinina sierica aumentati da 2.6 ± 1.2 a 3.5 ± 2.5 mg/dl). Solo un paziente ha mostrato un miglioramento della funzione renale e una notevole riduzione della proteinuria (proteinuria al tempo zero di 7 g/24 h e creatinina sierica di 3.7 mg/dl rispetto alla fine del follow-up con una decrescita della proteinuria a valori non nefrosici, 1.5 g/24 h). Non si sono osservate differenze statisticamente significative in termini di caratteristiche cliniche, di laboratorio tra il paziente con risposta al trattamento con rituximab quando paragonato ai non responders.
Conclusioni: Un solo paziente con FSGS (tra gli otto che hanno ricevuto rituximab ad alte dosi) nella nostra coorte ha mostrato una riposta clinica alla terapia di deplezione B-cellulare. Il ruolo del rituximab nel trattamento della FSGS rimane interlocutorio e studi futuri sono necessari per identificare sub-popolazioni di pazienti con questa patologia che potrebbero beneficiare di un trattamento di deplezione linfocitaria.
Bibliografia:
