Autori: Li Cavoli Gioacchino, Servillo Franca, Zagarrigo Carmela, Schillaci Onofrio, Tralongo Angelo, Bono Luisa, Tortorici Calogera, Giammarresi Carlo, Rotolo Ugo.
Affiliazioni: AOC Nefrologia-Dialisi, ARNAS Civico-Di Cristina-Benfratelli Palermo
L’ infezione da HCV è un rilevante problema nei pazienti in trattamento emodialitico (HD), la cui prognosi è peggiore nei soggetti HCV-positivi che in quelli HCV-negativi; anche nei portatori di Trapianto renale HCV-positivi gli outcomes clinici sono peggiori di quelli della popolazione trapiantata HCV-negativa. Le linee guida KDIGO raccomandano la terapia anti-HCV per i pazienti in HD con infezione da HCV in lista d’ attesa per trapianto renale. Il trattamento anti-HCV ha presentato rilevanti progressi negli ultimi 20 anni ma i soggetti emodializzati HCV-infetti raramente ricevono il trattamento antivirale a causa degli eventi avversi delle terapie con IFN. Sebbene alcuni studi abbiano evidenziato l’ efficacia dei più recenti trattamenti anti-HCV IFN-free nei soggetti in ESRD senza rilevanti eventi avversi, vi sono poche evidenze sulle esperienze con i nuovi Direct-acting Antiviral Drugs nei pazienti in HD. Dal 2014 nell’ Unione Europea l’ associazione Sofosbuvir (SOF) 400 mg/Ledipasvir (LDV) 90 mg (Harvoni ®) è autorizzata per la terapia dell’ infezione cronica da HCV. Il SOF viene escreto per l’ 80% per via renale e per il 15% per via epatica. L’ escrezione biliare è la principale via di eliminazione del LDV mentre l’ escrezione renale partecipa in minima misura (circa l’ 1%). Le ultime linee guida della European Association for the Study of the Liver (Settembre 2016), non raccomandano aggiustamento della dose del SOF/LDV nei pazienti con lieve o moderata chronic kidney disease (eGFR >30 ml/min/1.73 mq), ma nessuna indicazione viene fornita per i pazienti con avanzata CKD (eGFR <30 ml/min/1.73 mq) o in HD; Nello studio TARGET (2016) in 1789 soggetti trattati con diversi regimi a base di SOF, indipendentemente dal valore di eGFR, è stato ottenuto l’ 83% di SVR senza correlazione con il danno renale ma con una aumentata incidenza di peggioramento della funzione renale nei soggetti con eGFR < 45 ml/min. Riportiamo la nostra esperienza: un uomo di 58 anni, affetto da ipoplasia renale congenita ed in HD dal 1989, presentava infezione da HCV genotipo 1b. Le emotrasfusioni effettuate prima del 1990 (inizio dello screening routinario per HCV nelle emotrasfusioni in Italia) erano state verosimilmente la via di trasmissione della malattia. Egli non aveva in precedenza ricevuto terapie a base di IFN. Comorbidità presenti: cardiopatia ipertensiva e iperplasia tiroidea. Era in terapia con doxazosin, metoprololo, irbesartan, calcitriolo e levotiroxina. Nel 2016 egli iniziò il bilancio pretrapianto di rene. Indagini di laboratorio: albumina 3.2 g/dL, AST 18 U/L, ALT 17 U/L, gammaGT 16 U/L, bilirubina tot. 0,4 mg/dL, Hb 12,7 gr/dL, PLT 220×103/µL, INR 0.94%. La TAC Addome evidenziava un lieve incremento volumetrico del fegato con margini arrotondati, senza lesioni focali né dilatazione delle vie biliari. La carica virale dell’ HCV era 1.297.000 IU/ml. Egli iniziò il trattamento con SOF/LDV 1 cpr al dì per 12 settimane. Il paziente riportò una SVR alla 12 e alla 24 settimana dopo il trattamento. Al follow up (Gennaio 2017) la ricerca dell’ RNA-HCV era negativa. Durante e dopo la terapia il paziente non presentò nessuno dei più comuni eventi avversi del trattamento con SOF/LDV (astenia e cefalea) né vennero osservate alterazioni dei comuni parametri di laboratorio. In questa nostra esperienza, noi riportiamo l’ efficacia e la sicurezza della terapia con SOF/LDV in un paziente in emodialisi cronica con infezione da HCV.
Bibliografia:
