SELEZIONE E FOLLOW-UP DEL DONATORE NEL TRAPIANTO RENALE DA VIVENTE: RISULTATI A 3 ANNI IN UNA CASISTICA MONOCENTRICA

Razionale

Il trapianto da donatore vivente è la terapia di scelta per l’insufficienza renale cronica, in quanto consente una sopravvivenza a lungo termine del graft superiore a quella ottenibile con il trapianto da donatore deceduto.

Il pool dei donatori di rene si è molto ampliato negli ultimi anni e ha incluso progressivamente anche donatori che pochi anni fa sarebbero stati considerati “non ottimali”. Quest’ampliamento dei criteri di selezione ha sollevato nuove criticità, relative in particolare alla sicurezza a lungo termine del donatore.

Scopo di questo studio è stato quello di analizzare le possibili complicanze a medio-termine dei donatori di rene presso il Centro Trapianti di Novara. In particolare sono state valutate:

  • le cause di esclusione dei donatori
  • i valori di funzione renale (creatinina, eGFR e proteinuria 24h) dopo un follow up medio di 3 anni
  • la percentuale di donatori che hanno avuto un peggioramento della funzione renale, definito come un incremento della creatinina di almeno 0.3 mg/dL rispetto al valore pre-trapianto

Casistica e metodi

Sono state arruolate tutte le 127 coppie donatore-ricevente riferite al centro Trapianti di Novara dal 2003 fino al 15 maggio 2015.

Cause di esclusione

Sono state valutate le cause di esclusione delle coppie non ritenute idonee al trapianto suddividendole in: mediche/chirurgiche, psicologiche, immunologiche, e altre.

Sono quindi stati confrontati i donatori nei quali è stato eseguito il prelievo di rene con quelli nei quali non si è proseguito l’iter di donazione (test: chi-quadro, Fisher, Wilcoxon a 2 code).

Follow up dei donatori

I donatori viventi sottoposti a prelievo sono stati periodicamente osservati a 3, 6, 12 mesi dopo l’intervento e quindi con cadenza annuale. Ad ogni visita sono stati registrati i valori di creatinina, eGFR (CKD-EPI), proteinuria 24h, peso e pressione arteriosa.

Le valutazioni sono state eseguite all’ultimo follow-up disponibile per ogni donatore utilizzato (n=61), che mediamente è risultato pari a 3 anni post intervento.

Infine, utilizzando i valori di creatinina pre-donazione e confrontandoli con il valore disponibile all’ultimo follow- up, sono stati identificati i pazienti nei quali si è verificato un incremento di creatininemia pari ad almeno 0.3 mg/dl, ricercandone i “fattori di rischio” al momento del prelievo.

Risultati

Le cause di interruzione del percorso di donazione sono state:

  • condizioni mediche che controindicano la donazione (33.4%) 
  • non compatibilità immunologica della coppia (24.2%), includendo l’incompatibilità HLA e AB0
  • motivi psicologici e psico-sociali (19.7%)
  • esecuzione di un trapianto intercorrente da donatore deceduto (12%) 

Dopo un follow-up medio pari a 3 anni i valori di creatinina risultano mediamente di 1.05 ± 0.18 mg/dl. Il filtrato glomerulare calcolato con CKD EPI è risultato pari a 64.6 ± 13.8 ml/min/1.73 me i valori di proteinuria pari a 133 ± 71.9 mg/24h. 

I donatori nei quali si è verificato un peggioramento della funzione renale rispetto al basale sono stati 25/56 (44.7%) con un follow-up di almeno un anno. L’analisi dei parametri ottenuti durante la valutazione pre-donazione non ha evidenziato differenze statisticamente significative tra i pazienti nei quali la funzione renale è peggiorata e quelli nei quali è rimasta stabile.

Conclusioni

Il numero di donatori che ha sviluppato un lieve peggioramento della funzione renale è di poco inferiore al 50%, ma non sono emersi fattori predittivi che possano aiutare a identificarli  prima della donazione. Tuttavia, considerato il criterio molto stretto di definizione del peggioramento della funzione renale e visto che nessun paziente ha sviluppato una insufficienza renale cronica (CKD) di stadio III o superiore, il prelievo di un rene a scopo di donazione da donatori viventi selezionati con “expanded criteria” sembra una procedura sicura almeno dopo un follow-up di tre anni.