EFFICACIA E TOLLERABILITA’ DEL PARACALCITOLO NELLA TERAPIA DELL’IPERPARATIROIDISMO SECONDARIO NORMOCALCEMICO NEL TRAPIANTO RENALE. RISULTATI PRELIMINARI

INTRODUZIONE

L’iperparatiroidismo secondario (IPS) è un evento frequente anche nel trapianto renale (RTx) con buona funzione renale. La sua incidenza è variabile varia tra il 30 ed il 50% dei pazienti. L’IPS spesso decorre in modo asintomatico, tuttavia quando non controllato nel tempo può contribuire a: perdita di massa ossea; aumentato rischio di fratture; ipercalcemia con rischio di calcificazioni renali e riduzione della funzione renale; necessità di PTx; calcificazioni vascolari. La terapia dell’IPS nel RTx è analoga a quella praticata nella malattia renale cronica stadio 3-5 ND. Attualmente è possibile impiegarere il paracalcitolo (PCT), un attivatore dei VDR, che rispetto al calcitriolo si è dimostrato meno ipercalcemizzante ed iperfosforemizzante. Tuttavia  leesperienza in letteratura circa l’impiego del PCT nel RTx sono molto limitate, infatti a tutt’oggi sono soltanto due i lavori in cui il paracalcitolo è stato impiegato per la terapia dell’IPS nel RTx.

Scopo dello studio è stato quello di valutare l’efficacia e gli effetti collaterali della terapia con PCT nell’IPS del RTx.

MATERIALI E METODI

Sono stati studiati 24 pts con età Tx renale > 6 mesi, con eGFR stabilmente > 15 ml/min/1.73 m2, con valori di PTH elevati in base a quanto riportato nelle linee guida K/DOQI del 2003

Calcemia ≤ 10.2 mg/dl e fosforemia ≤ 4.5 mg/dl.

Gli esami di laboratorio venivano praticati ogni 6 settimane, in particolare il PTH veniva determinato mediamente ogni 2-3 mesi.

La proteinuria veniva espressa come mg/gr Cr su campione del mattino.

Il PCT veniva iniziato al dosaggio di 1 µg/die p.o.; se sCa > 10.5 mg/dl o incremento significativo del uCa riduzione a gg alt, se sCa > 11 mg/dl sospensione temporanea.

Il dosaggio del paracalcitolo veniva ridotto anche quando la fosforemia era > 5 mg/dl.

RISULTATI

In tabella 1 sono riportate le principali caratteristiche cliniche dei pazienti. A 12 mesi i livelli di PTH si riducevano del 34% rispetto ai valori basali (NS; figura 1) con un incremento di CaT, PO4 e calciuria (tabella 2). Nella figura 2 è riportato l’andamento dei livelli di PTH a 14 mesi. La proteinuria rimaneva sostanzialmente invariata, così come i livelli di CsA e Tac (tabella 2). Nel corso dello studio si registravano soltanto due episodi di ipercalcemia ed ipercalciuria che comportavano la riduzione o la sospensione della terapia con PCT, non ci sono stati casi di iperfosforemia che hanno comportato la sospensione della terapia con PCT, il eGFR si è mantenuto stabile durante tutto lo studio. In 9 pts che avevano una osservazione fino a 14 mesi i livelli di PTH si riducevano del 67% (figura 1), con significativa riduzione della proteinuria e miglioramento dell’eGFR (tabella 2). La pressione arteriosa così come la terapia antiipertensiva non subiva variazioni.

CONCLUSIONI

La terapia con PCT è efficace nel controllo dell’IPS del RTx e ben tollerata. Tale terapia non sembra influenzare negativamente la funzione renale e/o i livelli sierici degli inibitori delle calcineurine. Al momento non è possibile esprimere un giudizio sul possibile impatto della terapia con PCT sull proteinuria.