Dose penalty per il mantenimento dei livelli di emoglobina dopo switch a biosimilari in pazienti emodializzati.

Introduzione

L’utilizzo dei biosimilari è stato proposto per ridurre i costi della terapia con ESA; in studi randomizzati e controllati tali farmaci necessitavano di una dose superiore (>10%) per avere efficacia simile agli originator. Tuttavia, la validità esterna dei risultati di tali studi nella popolazione non selezionata comunemente trattata nella pratica clinica rimane da dimostrare.

Materiali e Metodi

Abbiamo condotto uno studio retrospettivo multicentrico (13 centri italiani) in pazienti HD sottoposti a switch da originator a biosimilare nel periodo 2011-2014. Erano inclusi pazienti non trasfusi e con dosi stabili di ESA nei tre mesi precedenti l’arruolamento (Figura 1). Endpoint primario era la variazione rispetto al basale di Hb e dosi di biosimilare nei 6 mesi dopo switch.

Risultati

Le caratteristiche cliniche dei pazienti sono risportate in tabella.

Età (anni)

70.6±13.2

Sesso Maschile (%)

58.4

Peso corporeo (kg)

67.7±15.2

Diabete mellito (%)

31.1

Malattia cardiovascolare (%)

41.0

Accesso vascolare: FAV/CVC (%)

85.7/14.3

PAS/PAD (mmHg)

133±20/72±11

Short/Long acting ESA (%)

87.6/12.4

Dose di ESA prima dello switch (UI/sett)

     Media±DS

     Mediana (IQR)

9.307±7.135

8000 (4000-12000)

Supplementazione marziale (%)

47.8

     Dose (mg/sett)

82±50

Per il mantenimento di valori stabili di Hb era necessario un progressivo aumento delle dosi (Figura 2) con una prescrizione di dosi elevate che aumentava nel corso dell studio da 8% a 17% (Figura 3). L’assetto marziale e la supplementazione di ferro non si modificava durante lo studio (Figura 4). Analogamente, altri possibili fattori di resistenza rimanevano costanti dopo lo switch a biosimilare (Figura 5).

Il livello medio di Hb (AUC) durante biosimilare era inferiore rispetto a quello misurato in corso di terapia con Originato (10.9±0.8 vs 11.1±0.9 g/dL, P=0.036) mentre la variabilità dell’Hb, misurata come deviazione standard, era maggiore durante biosimilare (0.78±0.40 vs 0.68±0.39, P=0.018).

Le differenze nelle dosi di ESA nei due periodi di studio sono riportati nella figura 6.

Una riduzione di dose di biosimilare rispetto al periodo pre-switch era osservata nel 25% dei pazienti mentre un aumento era registrato nel 66% dei casi (Tabella 2).

Tabella 2. Variazioni di dose del biosimilare

Riduzione 26-50%

12.4%

Riduzione 1-25%

13.1%

Invariata

9.3%

Aumento 1-25%

19.2%

Aumento 26-50%

17.4%

Aumento 51-100%

17.4%

Aumento >100%

11.2%

All’analisi multivariata non si individuavano predittori significativi della variazione di dose del biosmilare nel corso dello studio, suggerendo che il fenomeno sia evidente indipendentemente dalle caratteristiche demografiche e cliniche dei pazienti sottoposti a switch.

Conclusioni

Lo switch a biosimilare mantiene i livelli di Hb ad ogni singola vista ma richiede un maggiore consumo di farmaco superiore al 20%. Inoltre, dopo switch a biosimilare, si osservava un signficativo aumento della variabilità dell’Hb. Tali dati vanno considerati non solo da un punto di vista economico (risparmio minore di quello preventivato) ma anche clinico (maggior rischio di outcome sfavorevole indotto dalle dosi più elevate e da una maggiore variabilità dell’Hb).